FAZI
Fiera Agricola Zootecnica Italiana
È la manifestazione dedicata al settore primario, attrezzature agricole e zootecnia in programma dall’1 al 3 febbraio al Centro Fiera di Montichiari (BS).

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Fiera Agricola Zootecnica Italiana

La Fiera Agricola Zootecnica Italiana di Montichiari è oggi un grande punto di riferimento per l’agricoltura, tanto è vero che è diventata una manifestazione internazionale, soprattutto legata al bovino da latte, e apre la sfida rispetto a quella che sarà l’evoluzione dell’agricoltura nei prossimi anni, partendo dall’agricoltura di precisione, dall’attenzione verso il benessere animale, per arrivare a immaginarci già oggi dove condurre le nostre imprese nei prossimi 20 anni”.

È il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che promuove la FAZI di Montichiari nel giorno di apertura della sua 93ª edizione, in programma al Centro Fiera fino a domenica 7 novembre, con nove padiglioni occupati, oltre 400 fra espositori e allevatori e una grande presenza di operatori professionali, pronti a raccogliere la sfida di un’agricoltura sempre più chiamata a coniugare food security e green, produzione, redditività, sicurezza alimentare, competitività delle imprese, vocazione all’export, attenzione all’ambiente e al ricambio generazionale.

E sono stati moltissimi, questa mattina, i giovani studenti degli istituti agrari di tutto il Nord Italia che si sono confrontati nel ring zootecnico nella valutazione degli animali (per la cronaca, primo e secondo classificato l’Istituto tecnico Duca degli Abruzzi di Padova).

La FAZI 2021, tornata in grande stile dopo un anno e mezzo, pone grande attenzione all’interno dei convegni dedicati agli allevatori, al benessere animale, “dove i progressi negli anni sono stati moltissimi e dove in futuro la ricerca genetica dovrà orientarsi per sostenere animali in grado di assicurare grandi produzioni nel rispetto della metabolica dell’animale”, spiega Luigi Bertocchi, referente del Centro nazionale del benessere animale dell’Istituto zootecnico sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna, e di “avere soggetti sempre più rispettosi dell’ambiente e di resistere anche agli stress causati dai cambiamenti climatici in corso”, spiega Fortunato Trezzi, presidente di ANAFIBJ, l’Associazione nazionale degli allevatori di razza Frisona, Bruna e Jersey.

Il Centro Fiera di Montichiari diventa il palcoscenico prestigioso per fare ricerca, cultura e contrastare le fake news, che danneggiano uno dei settori che è alla base dell’agroalimentare italiano e che, con il traguardo vicino dei 50 miliardi di export nell’arco del 2021, è uno dei pilastri dell’economia Made in Italy.

Come Coldiretti abbiamo la responsabilità di tutelare il mondo agricolo rispetto ad alcune forme di demonizzazione, che ad arte vengono create proprio in contrapposizione alla zootecnia stessa – ribadisce il presidente nazionale Ettore Prandini -. In quest’ottica è di fondamentale importanza trasmettere una verità e una conoscenza ai cittadini rispetto al lavoro delle imprese agricole e, in quest’ottica, anche la raccolta e l’elaborazione dei dati si rivelano operazioni utili per il consumatore finale”.

Prospettive positive per il latte, ma costi di produzione elevati. Una produzione mondiale di latte in rallentamento potrebbe sostenere i prezzi del settore lattiero caseario nei prossimi mesi, con effetti positivi anche sul sistema italiano, benché le produzioni di latte Made in Italy siano in controtendenza rispetto agli andamenti fra gennaio e settembre 2021 di Nuova Zelanda (-4,4% su base tendenziale), Australia (-2,9%) e Unione Europea (stabile per i primi sette mesi del 2021, in aumento dello 0,8% in agosto rispetto allo stesso mese del 2020, ma con i principali player comunitari, Francia, Germania e Olanda in contrazione).

L’Italia aumenta le consegne di latte (+3,3% nel 2021), consolidando un trend in crescita che ha portato l’autosufficienza nazionale dall’80% al 97,5% dal 2015 (l’anno di addio delle quote latte) e al crollo delle importazioni di latte dall’estero.

È quanto emerso da un’analisi di Clal.it – portale di riferimento mondiale per le produzioni lattiero casearie – presentata questa mattina nel corso di un convegno su “Zootecnia: le prospettive dei settori latte e suini”, promosso da Confagricoltura Brescia alla 93ª edizione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana, in programma da oggi a domenica 7 novembre al Centro Fiera di Montichiari.
In poco più di sei anni l’Italia ha incrementato il numero di vacche da latte (+44.964 capi), le consegne di latte (+1.505.449 tonnellate) e la produttività per vacca (99 quintali per capo all’anno), con un’accelerazione ancora più marcata per la Lombardia, che resta la prima regione italiana con il 45% del latte prodotto a livello nazionale: +52.291 vacche da latte in sei anni, 913.005 tonnellate di latte in più prodotto, 108 quintali la produzione raggiunta per capo/anno e un trend di crescita delle produzioni fra gennaio e agosto 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 pari al +4,68 per cento.

A tenere in equilibrio il settore sono le produzioni casearie Dop, che hanno assorbito parte del latte in più prodotto, con una valorizzazione della materia prima superiore, ma anche la destinazione ad altri formaggi e l’export in crescita costante e che nel periodo gennaio-luglio ha messo a segno un +11% tendenziale, da considerarsi molto soddisfacente viste le difficoltà legate alla logistica.
Lo scenario attuale sul prezzo del latte, secondo Confagricoltura Brescia, non sarebbe così roseo, proprio per la pressione dei costi alla stalla, che investono non solo le materie prime per la razione alimentare, ma anche l’energia e i fertilizzanti. “È necessario – afferma il presidente nazionale Giovanni Garbelli recuperare adeguati livelli di autoapprovvigionamento dei prodotti destinati all’alimentazione animale, drammaticamente scesi in questi anni, dando più forza all’approccio di filiera. Per questo andrebbe conferita piena applicazione alle conquiste della genetica e al consolidamento delle aggregazioni di prodotto, in modo da sviluppare sempre più l’agricoltura professionale e l’innovazione 4.0”.

L’assessore lombardo Rolfi: bene le Dop, valutare anche diversificazioni produttive.Sarà necessario mantenere le produzioni Dop in equilibrio – ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura della Lombardia, presente alla FAZI di Montichiari – e allo stesso tempo diversificare le produzioni intercettando sia nuove soluzioni per valorizzare la materia prima, dalla nutraceutica all’opportunità di un polverizzatore, dai formaggi spalmabili a opportunità che il mercato richiede per nuovi trend di consumi”.
Dalle proiezioni di Clal.it illustrate a Montichiari il prezzo medio ponderato del latte alla stalla è in aumento in tutta l’Ue-27, con i big player del settore (Germania, Francia, Paesi Bassi) che stanno diminuendo le consegne sia per i maggiori costi di produzione che per pressioni ambientali sempre crescenti da parte dell’opinione pubblica.

Le previsioni Ue-27 al 2030. Proprio la sostenibilità ambientale potrebbe mantenere stabile la produzione di latte in Unione europea al 2030, secondo le proiezioni di Clal.it. Dovrebbe tuttavia cambiare l’orientamento produttivo, con una maggiore trasformazione di latte in formaggio (stimata una crescita del +1,6% l’anno secondo le proiezioni) e una contrazione, di conseguenza, delle polveri. Una situazione complessiva che potrebbe non essere penalizzante in termini di prezzi di mercato.

Grana Padano verso un nuovo Piano produttivo. “Entro la fine dell’anno presenteremo in assemblea un nuovo Piano produttivo, per mantenere in equilibrio le produzioni e sostenere le esportazioni, che oggi incidono per circa il 41-42% delle 5.250.000 forme prodotte – ha dichiarato dal palcoscenico della FAZI di Montichiari Renato Zaghini, presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano -. Stiamo proponendo anche una stagionatura più lunga, oltre i 24 mesi, per dare ancora più valore aggiunto a un prodotto già oggi riconosciuto di qualità. Nel prossimo Piano produttivo proporremo una maggiore correlazione fra il prezzo del latte e la sua destinazione a Grana Padano e proporremo un’assegnazione preventiva delle quote formaggio ai caseifici”.

Suinicoltura in sofferenza. In base alle elaborazioni dei dati di Teseo.Clal.it, portale che analizza i trend di mercato delle materie prime e della zootecnia, è emerso l’impatto sugli allevamenti dell’incremento dei prezzi delle materie prime, con i costi simulati di allevamento del suino pesante da 30 a 170 chili che sono lievitati da 0,78 €/kg a 1,13 €/kg.

Allo stesso tempo, le pressioni sui mercati europei sono state provocate da un rallentamento delle importazioni di carne suina dalla Cina, dovute a un rafforzamento della mandria nel Paese del Dragone e alla scelta dei consumatori di prodotto “domestico”. Nel 2022 si potrebbe invertire la rotta, in seguito ancora ai fenomeni di peste suina africana, che affliggono gli allevamenti in Cina; un altro elemento critico potrebbe essere legato a quotazioni in ribasso, che indurrebbero gli allevatori a contenere la mandria o a chiudere l’attività. Un insieme di fattori che dovrebbe innescare una ripresa dell’export dall’Unione europea, favorendo così il rimbalzo dei listini in Europa e in Italia