FAZI
Fiera Agricola Zootecnica Italiana
È la manifestazione dedicata al settore primario, attrezzature agricole e zootecnia in programma dall’1 al 3 febbraio al Centro Fiera di Montichiari (BS).

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Fiera Agricola Zootecnica Italiana

Dalla 98ª Fazi di Montichiari si è levata, ieri, l’allerta di Confcooperative Lombardia sull’andamento stagionale del mais. La campagna di raccolta 2026 avrebbe mostrato deficit sia sul piano qualitativo che sul fronte delle quantità raccolte, a causa di temperature estive molto elevate, condizioni di stress per alcuni casi di carenza idrica unita alle temperature tropicali, abbandono delle superfici coltivate a mais per mancanza di redditività e destinazioni differenti rispetto alla granella (foraggi per insilati o utilizzo energetico).

Un quadro che per Confcooperative Agroalimentare Lombardia non deve essere sottovalutato, in particolare nell’area di produzione del Grana Padano, dove il disciplinare prevede soglie minime legate alla provenienza delle materie prime destinate alle bovine. In quest’ottica, invita il presidente Stefano Pezzini, allevatore di vacche da latte nell’Alto mantovano e al vertice di Confcooperative Agroalimentare Lombardia, è opportuno attivare filiere locali per sviluppare colture maisicole destinate al consumo per gli allevamenti del territorio, con vantaggi legati alla certezza del conferimento, alla sostenibilità delle aree rurali in chiave ambientale, economica e sociale e garantire così la “copertura” nel fabbisogno a km0 di grandi Dop del sistema lattiero caseario Made in Italy.

Il quadro internazionale. Ampliando tuttavia l’orizzonte, lo scenario del mais appare incerto a livello mondiale, fra tensioni geopolitiche che frenano gli scambi, cambiamenti climatici che hanno messo sotto pressione le rese in campo (a livello mondiale, secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it, appena l’8,5% dei terreni si trova in condizioni ottimali per la crescita del mais, con il 9,9% giudicato in condizioni di stress, mentre in Europa la situazione sarebbe decisamente più complicata, con addirittura il 67,3% in deficit e il 32,7% in condizioni appena “normali”), compromettendo i raccolti.

La Francia, primo produttore di mais dell’Unione europea, calcola un raccolto 2026 intorno a 7,04 milioni di tonnellate (stime Arvalis), classificandosi come la produzione più bassa dal 1976. Anche l’Unione europea presenta stime fortemente ribassiste: -4,5% le produzioni previste nell’annata in corso, con una previsione sulla prossima annata che fanno impensierire, con un -15,6% e un computo di 48 milioni di tonnellate, tanto che le importazioni dell’Ue-27 potrebbero schizzare nel 2026-27 del 17,5%, superando i 23 milioni di tonnellate.
Anche negli Stati Uniti il quadro è complesso. Le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Usa (Usda), ha rivisto in contrazione del 2,8% le produzioni mondiali, con la frenata americana nell’ordine del 5,5% e produzioni stimate intorno a 407,28 milioni di tonnellate. Fra i big player, solamente la produzione di mais della Cina è indicata in aumento (+1,9%) a 307 milioni di tonnellate.

Giù anche i raccolti di Brasile (-1,4%), Argentina (-14,1%) e India (-9,2 per cento).
Le previsioni segnano un rallentamento anche degli scambi mondiali (-2,4%) e un’erosione, inevitabilmente, delle scorte globali, previste a 280,44 milioni di tonnellate, in flessione dell’8,7 per cento. La Cina si conferma il primo detentore di stock con una quota pari a 165,13 milioni di tonnellate.

Secondo gli analisti, il bilancio segnerebbe uno squilibrio. I consumi mondiali di mais si collocherebbero, secondo le previsioni Usda, a quota 1.313,13 milioni di tonnellate, superiori rispetto alle produzioni attese, stimate a 1.293,75 milioni di tonnellate. Questo significa una probabile erosione dei magazzini mondiali. Non preoccupante, ma forse in grado di mantenere in una fase rialzista i prezzi globali.