Alla 98ª Fazi di Montichiari le innovazioni aiutano gli agricoltori a ridurre i costi
’è la sostenibilità ambientale, che impone agli agricoltori di produrre riducendo il più possibile l’impatto su suolo, acqua, aria. C’è la sostenibilità sociale, che si declina migliorando le condizioni di lavoro di dipendenti e collaboratori, ma anche cercando di introdurre automazione e robotica laddove la manodopera non sia disponibile. E c’è la sostenibilità economica, senza la quale le imprese agricole e le filiere agroalimentari non stanno in piedi e sono costrette a chiudere o a ridimensionarsi. A tenere in piedi i tre aspetti di una missione congiunta e obbligata per un futuro all’insegna della redditività ci pensa l’innovazione, che alla 98ª Fazi – in programma al Centro Fiera di Montichiari fino a domenica 25 ottobre – propone le ultime soluzioni disponibili per l’agricoltura e la zootecnia.
“La rassegna è partita con un’ottima affluenza – commenta il presidente del Centro Fiera di Montichiari, Gianantonio Rosa -. Alcuni settori dell’agricoltura hanno risentito degli effetti dei cambiamenti climatici e altri stanno attraversando una fase di incertezza per l’aumento dei costi e le tensioni geopolitiche, ma gli agricoltori sono imprenditori e oggi più che mai cercano soluzioni per investire, contenere i costi, migliorare le performance aziendali”.
Se la variabile di questo secondo semestre 2026 anche nel comparto primario è la voce dei costi, molto dipende da come si declina operativamente. Le aziende hanno imparato a declinare l’innovazione attraverso la formula dell’abbonamento e dell’utilizzo con licenza, anziché vendere l’intero pacchetto che comporterebbe per le imprese un costo maggiore. E l’interoperabilità, una delle grandi sfide dell’agricoltura e che riguarda appunto la possibilità fra diversi sistemi operativi di comunicare anche se alla base ci sono software e marchi diversi, è diventata una realtà.
Lo fa ad esempio John Deere, che è da sempre una delle grandi realtà all’avanguardia in termini di agricoltura di precisione. E un utilizzo su licenza, spiega la responsabile della divisione “Precision farming” di Agribertocchi, Chiara Pezzotta, “porta un vantaggio economico al cliente, che grazie ai sistemi satellitare e di agricoltura digitale può migliorare e ottimizzare l’utilizzo degli input, risparmiare sui costi del gasolio, aumentare la produttività e l’efficienza del lavoro”.
Alla Fazi di Montichiari anche l’Intelligenza Artificiale è di casa, con mietitrebbie che montano telecamere stereoscopiche esterne che sono in grado di vedere il raccolto che sta per essere processato dalla macchina e, di conseguenza, sono in grado di regolare le impostazioni della macchina (battitore, velocità, vento, presenza di infestanti, colture allettate e altro), così da avere le migliori condizioni di trebbiatura del prodotto, riducendo gli errori dovuti alla stanchezza dell’operatore, aumentando le prestazioni in campo, la qualità del raccolto, tagliando i consumi di carburante fino al 20% e incrementando la produttività fino al 20% in più con riferimento agli ettari lavorati.
Non ci saranno i ritmi di vendita che si registrano in Spagna, dove grazie alle semplificazioni normative quest’anno sono già stati collocati più di mille droni, ma anche nella Pianura Padana ad alta concentrazione zootecnica i quadricotteri stanno incuriosendo – e non poco, viste anche le capacità di carico – gli imprenditori professionisti (in particolare agricoltori e agromeccanici) presenti alla Fazi. “Oggi sono necessarie per gli operatori italiani tre patenti e l’autorizzazione dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, che costano indicativamente intorno ai 1.300 euro – specifica Michele Serini – e sussiste ancora qualche limitazione nella possibilità di spandimento dei mezzi tecnici. Ma le opportunità che si aprono con l’uso dei droni in agricoltura sono molto ampie, a partire dal mancato calpestamento del suolo o alla possibilità di pianificare gli interventi anche subito dopo forti precipitazioni, dal momento che si opera in aria e in regime di massima precisione e sicurezza”.
La parola d’ordine, anche in zootecnia, è “tailor-made”. “La robotica è presente ormai da molti anni negli allevamenti, in particolare quelli da latte, anche se la crescita è stata a macchia di leopardo e una delle spinte è legata alla disponibilità o meno di manodopera – racconta Andrea Filippini di Enne-Effe Boumatic -. Negli anni robotica e automazione hanno ampliato la gamma e dalla mungitura hanno conquistato anche altri contesti, come la cura dei vitelli e delle manze, l’alimentazione, la gestione dei foraggi, la pulizia. E ogni stalla ha necessità peculiari e su questo deve essere elaborato un business plan efficiente, altrimenti si rischia non di essere competitivi, ma solo di aumentare i costi senza ritorni”.
È la raccomandazione anche di Coldiretti, che oggi alla Fazi ha parlato di zootecnia e salute dei cittadini: “La tecnologia deve affiancare, non sostituire, le scelte dell’agricoltore. Sono necessari piattaforme di condivisione dei dati informazioni. I dati servono a decidere meglio, a ridurre i costi degli input, gestire meglio acqua, energia ai fattori produttivi, proteggendo raccolti e ambiente”.
