FAZI
Fiera Agricola Zootecnica Italiana
È la manifestazione dedicata al settore primario, attrezzature agricole e zootecnia in programma dall’1 al 3 febbraio al Centro Fiera di Montichiari (BS).

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Fiera Agricola Zootecnica Italiana

Alla 98ª Fazi di Montichiari oggi è il giorno del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che visita la rassegna dedicata al comparto agro-zootecnico, incontra il presidente del Centro Fiera, Gianantonio Rosa, e il direttore, Ezio Zorzi, parla con gli operatori, soprattutto molti giovani che hanno animato una delle più importanti manifestazioni europee per il settore primario. “Mi sono fermato a parlare con allevatori e futuri allevatori, molti ragazzi che frequentano gli istituti agrari, studenti delle Università, che vengono qui per capire qual è la forza del sistema nel quale entreranno, dove l’innovazione è strategica – dice il ministro Lollobrigida -. Come governo ci siamo mossi per fare fronte alle emergenze e per sostenere l’agricoltura con investimenti strutturali. Il prossimo 4 novembre si concluderà l’iter del Coltivaitalia, che metterà a disposizione oltre un miliardo di euro, dei quali 300 milioni per la zootecnia, rappresentando di fatto il più grande intervento strutturale di questa Nazione nella storia repubblicana”.

L’obiettivo, per il ministro dell’Agricoltura, va oltre la missione di affrontare le criticità (“Ieri abbiamo stanziato 70 milioni di euro per il gasolio agricolo e per la pesca, che si vanno a sommare ai 100 milioni sul credito d’imposta che avevamo messo all’inizio della crisi”.
La Fazi di Montichiari, nel cuore della regione più zootecnica d’Italia, è l’occasione per rilanciare gli allevamenti italiani come opportunità di impresa per le nuove generazioni, rafforzare la produzione nazionale di carne bovina e difendere un patrimonio zootecnico che vale 55 miliardi di euro e dà lavoro a circa 800mila persone, oggi sotto pressione a causa del caro carburanti e delle minacce delle multinazionali del cibo sintetico. È la missione di Coldiretti, che riconosce al settore zootecnico un ruolo che va ben oltre la mera economia, rappresentando occupazione, presidio dei territori, tutela dell’ambiente e valorizzazione dei paesaggi, dei prodotti, delle comunità rurali nel loro complesso.

È grazie a grandi Dop lattiero casearie come Grana Padano e Parmigiano Reggiano, ad esempio, che le stalle dei due distretti (così come quelle di altre produzioni Dop) hanno retto meglio alle perturbazioni di mercato e ai ribassi dei prezzi causati da un insieme di fattori: eccesso di offerta rispetto alla domanda, tensioni geopolitiche, rotte commerciali a singhiozzo, dazi e blocchi all’export. Eppure, le performance dei due formaggi – prezzi elevati per il Parmigiano Reggiano, qualche assestamento, ma pur sempre lo strumento di valorizzazione del latte da silomais più soddisfacente al mondo – hanno consentito alle stalle del bacino padano-emiliano di reggere e continuare ad investire.

Dalla Fazi è il direttore del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni, intervenuto al convegno di Confagricoltura Brescia, a preconizzare il trend del prossimo anno. “Nel 2027 ci sarà un maggiore afflusso di latte trasformato dai nostri caseifici che ci consentiranno di crescere di oltre il 3%, quindi ben oltre la crescita produttiva complessiva del latte italiano – sostiene Berni -. E questo è possibile perché l’estero sta continuando a crescere”. Cielo sereno, dunque, in prospettiva, a patto che si investa “per far crescere in maniera educata la trasformazione di latte in Grana Padano, evitando gli eccessi del +5% del 2025”.

La strategia del “produrre di più ed esportare di più”, secondo il professor Gabriele Canali, direttore del Crefis e docente di Economia agraria all’Università Cattolica del Sacro Cuore, “sarà vincente a patto che vi siano programmazioni dentro le grandi Dop lattiero casearie come Grana Padano e Parmigiano Reggiano e vi siano politiche di crescita per individuare nuovi mercati”. Un obiettivo impegnativo, ma alla portata, tenuto conto che “a livello di internazionalizzazione, per l’80% i formaggi italiani vanno in Europa e per il 20% valicano i confini del nostro continente e, con otto miliardi di persone su scala mondiale, margini di crescita per i nostri formaggi e i nostri prodotti lattiero caseari, ritengo siano ampi”.

Montichiari, grazie alla Fazi, si conferma la capitale della zootecnia europea, attenta a produrre in modo sostenibile. “Abbiamo bisogno di un animale equilibrato, di taglia media, che sia produttivo ed efficiente – puntualizza Martino Cassandro, direttore generale di Anafibj e ordinario di Zootecnia generale all’Università di Padova -. L’Italia si sta distinguendo nel mondo per gli alti valori di proteina nel latte vaccino, dobbiamo continuare su questa strada, grazie alla genetica, legando sempre di più le nostre bovine alla produzione di latte per la caseificazione, grazie alle grandi Dop che caratterizzano il nostro Made in Italy”.